A me gli occhi, lo ipnotizzano e operano al cervello!

A cura di Elisa Bortolini

(da sx) Il prof. Enrico Facco, i dottori Roberto Stefini e Andrea Cividini

Sanitadomani.com Milano. Il dolore fisico che una persona avverte è oggettivo o soggettivo?
Su questo tema, che richiama l’attenzione di studiosi e ricercatori di varie materie di analisi del genere umano, si potrebbe discutere quasi all’infinito.
Mentre gli studiosi si confrontano in merito, è oramai ritenuto sicuro sottoporsi ad un intervento chirurgico ricorrendo all’anestesia ipnotica.
Se qualcuno avesse dubbi su questa tecnica i fatti scientifici documentati sgomberano il campo in modo assoluto da ogni incertezza.
Di sovente alla tecnica dell’Anestesia per ipnosi ricorrono le partorienti e i pazienti odontoiatrici che temono il dolore, ma nemmeno vogliono ricorrere all’anestesia farmacologica.

Asst Ovest Milano
un caso eclatante
Proprio in questi giorni sta suscitando molto interesse tra i pazienti, ma soprattutto tra i medici, la notizia che è possibile operare, addirittura al cervello, senza ricorrere all’anestesia farmacologica, ma solo a quella ipnotica.
Un caso significativo era stato registratosi a Padova: una paziente di 42 anni doveva necessariamente sottoporsi ad un delicato intervento chirurgico per l’asportazione di un tumore al bacino.
La donna, però, era risultata pericolosamente allergica ad ogni tipologia di farmaco utilizzabile per l’anestesia.
L’intervento doveva essere eseguito urgentemente e non poteva essere rimandato nel tempo. Quindi si procedette con l’anestesia indotta dall’ipnosi.
Questo significativo episodio, ampiamente documentato scientificamente anche dalla prestigiosa rivista specialistica internazionale “Anaesthesia”, si verificò nel 2013 nell’Ospedale di Padova.
Protagonista dell’anestesia per ipnosi era stato il Prof. Enrico Facco, docente di Anestesia e rianimazione dei Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Padova e specialista in terapia del dolore.

Asst Ovest Milano
un caso eclatante
Dopo quell’importante momento scientifico non erano stati registrati altri casi di ipnosi su pazienti da sottoporre ad interventi chirurgici importanti e dalla durata di ore.
L’ultimo caso, forse il più eclatante, che ha attirato l’attenzione della comunità scientifica è quello che si è verificato a Legnano alcune settimane addietro, durante un intervento al cervello su di un paziente di 69 anni con un ematoma da rimuovere.
Il paziente in stato di ipnosi ha subito l’intervento da sveglio collaborando con il chirurgo che gli chiedeva persino di interagire con lui.
L’intervento, il primo di questo genere nell’Ospedale di Legnano, è stato preceduto da tre sedute di ipnosi, con registrazione continua dell’encefalogramma per osservare la capacità di sviluppare un’analgesia natura.
Il paziente è stato portato in sala operatoria a mente lucida, poi è stata indotta la trance: usando una regressione d’età, è stato accompagnato in “un luogo sicuro”, uno spazio mentale in cui ci si sente sicuri.
L’ultimo passo è stato quello di ottenere l’analgesia, ovvero essere operati senza avvertire dolore.

Il caso neurochirurgico 
di Roberto Stefini
A portare a termine l’operazione con successo sono stati il dottor Roberto Stefini, primario del reparto di Neurochirurgia, e il suo collega dottor Andrea Cividini, che si è occupato dell’ipnosi.
“Un terzo della popolazione italiana potrebbe sottoporsi all’anestesia ipnotica, e questo potrebbe garantire un miglior approccio all’intervento, meno dolore post operatorio, abbassamento dell’ansia e dello stress – ha dichiarato il v, il quale appunto ha sperimentato con successo proprio questa tecnica di anestesia senza conseguenze.
L’ipnosi non significa far addormentare un soggetto; anzi il paziente è sempre cosciente e sostiene uno scambio continuo con il medico.
Da uno studio su 2000 soggetti, emerge che l’ipnosi medica aiuta nelle fasi pre e post operatorie, riduce l’ansia, aumenta il rilassamento e la collaborazione del paziente.
La pratica è ormai abbastanza diffusa in odontoiatria, area in cui il 25% dei pazienti ha paura dell’intervento e il 10% ha una vera e propria fobia.
Almeno in un caso su tre si riesce a migliorare l’ansia e il terrore per l’estrazione di un dente con l’anestesia ipnotica.
Tra i vantaggi, una migliore condizione psicofisica del paziente con la riduzione dell’uso dei farmaci analgesici dopo l’intervento nonché un costo minore per il Sistema Sanitario nazionale.

 

 

 

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a cura della redazione
sanitadomani.com

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