Dopo il tumore al seno, la gravidanza non aumenta rischi nè per la madre nè per il bambino

Dopo il tumore al seno, la gravidanza non aumenta rischi nè per la madre nè per il bambino

Sanitadomani.com – GENOVA – Affrontare e sconfiggere il tumore mammario, e vivere la gravidanza con fiducia. E’ ciò che desiderano le donne che si trovano ad affrontare la malattia, in Italia circa 53mila casi ogni anno. Di questi, 3.500 riguardano donne sotto i 40 anni di età.

Oggi uno studio condotto dal Policlinico San Martino di Genova dimostra che  la gravidanza in donne con pregresso tumore alla mammella non ha conseguenze negative, né per la madre né per il neonato. I dati riguardano anche le donne portatrici di mutazioni dei geni BRCA, che in forma mutata possono aumentare rischio di ammalarsi. Comunemente noto come “mutazione Jolie”, dal nome dell’attrice che ne è portatrice, è responsabile dell’ereditarietà del tumore; il 10% dei pazienti sotto i 40 anni sviluppano la malattia a causa di questo gene.

La ricerca, coordinata da Matteo Lambertini, medico e ricercatore presso la Clinica di Oncologia Medica e il Dipartimento di Medicina Interna e Specialità Mediche dell’Università di Genova, ha coinvolto 29 centri internazionali, europei americani e israelian. I risultati sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista americana ‘Journal of Clinical Oncology’.

“Lo studio – racconta il professor Lambertini – ha permesso di raccogliere dati da tutto il mondo per oltre 3 anni su 1.252 donne con mutazione genetica BRCA e diagnosi di carcinoma mammario prima dei 40 anni. Di queste pazienti, negli oltre 8 anni di follow-up, 195 hanno avuto una gravidanza dopo il completamento delle cure oncologiche. Lo studio ha dimostrato chiaramente che avere una gravidanza è sicuro sia per la madre sia per i neonati. Non è, infatti, stato osservato alcun peggioramento della prognosi per le pazienti che hanno avuto una successiva gravidanza; inoltre, il tasso di complicanze della gravidanza e di anomalie congenite sono risultati sovrapponibili a quelli attesi nella popolazione generale”.

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