Giornata mondiale del cane: i benefici della Pet Therapy anche in Terapia intensiva

Giornata mondiale del cane: i benefici della Pet Therapy anche in Terapia intensiva

Sanitadomani.com – MILANO: Sono 7 milioni i cani che vivono con le famiglie italiane, secondo il rapporto 2020 dell’associazione Assalco Zoomark. E per il 37% dei padroni, l’amico a quattro zampe è considerato come un figlio; lo dice uno studio condotto da Swg per Ca’ Zampa, il primo Gruppo in Italia di Centri per il benessere degli animali domestici

Il migliore amico dell’uomo diventa quindi un vero e proprio componente della famiglia. Oggi, 26 agosto,  si celebra la giornata mondiale del cane, per sottolineare l’importanza del rapporto con gli essere umani.

Un legame di cui si è accorta anche la medicina, riconoscendo l’utilità della Pet Therapy.

LE ORIGINI

Letteralmente “terapia dell’animale da affezione” (pet si traduce con “animale domestico”), il termine fu coniato negli anni ‘50 da uno psichiatra infantile. L’americano Boris Levinson aveva osservato i benefici psicologici e comportamentali derivanti dall’interazione tra i suoi piccoli pazienti autistici e i cani. Levinson notò che il rapporto affettivo instaurato con l’animale accresceva l’autostima del paziente, ne alleviava il disagio psicofisico e facilitava l’interazione col terapeuta.

ITALIA PRIMA IN EUROPA AD AVERE UNA LEGGE

Nel luglio del 2015, il Governo italiano ha approvato le Linee Guida in materia di Interventi assistiti con gli animali (IAA). L’Italia diventa il primo Paese in Europa ad avere stabilito una norma di riferimento nel contesto della mediazione uomo-animale; si tratta di regole riguardanti gli standard di qualità che le strutture accreditate sono tenute ad osservare.

Il valore terapeutico della pet therapy diventa così ufficiale. Tecnicamente è una co-terapia, a supporto di terapie mediche tradizionali – farmacologiche, psicologiche o di riabilitazione motoria. La sua efficacia deriva dal fatto che i cani sono in grado di dare affetto spontaneamente e sinceramente, senza alcun pregiudizio, condizionamento o falsificazione. Gli amici pelosi sono in grado di leggere il linguaggio corporeo e di percepire lo stato emotivo attraverso le secrezioni ormonali: ansia, preoccupazione, tristezza. E poi reagiscono con vivacità, gioco, contatto fisico, calore. Tutto questo infonde coraggio, stimola a tornare a socializzare e a riscoprire serenità e allegria.

Oggi gli IAA trovano ampia applicazione in diversi settori socio-assistenziali, tra cui case di riposo, comunità di recupero, centri socio-educativi, carceri, comunità per minori.

TERAPIA INTENSIVA

Da qualche anno, gli animali addestrati per la pet therapy sono entrati in uno dei reparti più chiusi delle strutture ospedaliere: le terapie intensive. Uno dei primi progetti è nato all’ospedale Careggi, il più grande di Firenze. In precedenza, uno studio aveva mostrato i risultati della pet therapy per pazienti affetti da sclerosi multipla: riduzione del dolore cronico e miglioramento delle condizioni relazionali e psicologiche.

Dal 2016 il Cariggi, primo in Italia, ha avviato un progetto di pet therapy portando i cani dai pazienti in terapia intensiva. I risultati sono stati incoraggianti: il contatto con l’animale, se gradito al malato, provoca un effetto rilassante, aumentandone il grado di benessere percepito ed agendo positivamente sulla motivazione a guarire.

GLI ANZIANI

Secondo il Rapporto “Over 65 e Animali da Compagnia”, di Senior Italia FederAnziani, dal 2017 più della metà degli anziani italiani hanno un animale. Dal 2015 la percentuale è passata dal 39% al 55%. Il 68% dei proprietari anziani afferma che la compagnia del proprio animale influisce molto sul benessere fisico e mentale.

I cani favoriscono anche l’attività fisica dei padroni anziani, stimolandoli a uscire all’aria aperta e passeggiare. Inoltre possono mitigare, il senso di solitudine sociale o morale degli anziani.

 

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