I cargiver a Montecitorio: “Vogliamo essere riconosciuti”

I cargiver a Montecitorio: “Vogliamo essere riconosciuti”

sanitadomani.com- ROMA:Sono scesi in piazza, davanti a Montecitorio, per far sentire la loro voce. Sono i caregiver, mamme soprattutto, ma anche papà, sorelle, figli, riuniti nel comitato spontaneo Comma 255. Hanno manifestato per chiedere una legge che li riconosca e ridia “dignità alla loro vita”. Oggi, 22 luglio, era l’ultimo giorno utile per presentare emendamenti al disegno di legge sul riconoscimento della figura dei caregiver.

LA PROTESTA

Un giorno scelto per dichiarare ancora una volta le proprie necessità, dopo un anno di attesa dalla partenza dell’iter burocratico, lo scorso agosto.  Un anno in cui la situazione è diventata ancora più pesante per chi si occupa di un familiare disabile: il lockdown è stato particolarmente complicato per chi già normalmente convive con l’isolamento. Servizi sanitari, centri diurni e prestazioni si sono bloccate.

Una misura resa necessaria a causa dell’emergenza Covid-19, ma che ha pesato sulle spalle delle famiglie. «In questo periodo di emergenza è stata delegata a noi ogni cura ed assistenza. Con il  lockdown è stato chiuso o rimodulato da “da remoto” qualsiasi servizio destinato alle persone con disabilità – dicono i manifestanti – Come si può pensare la fisioterapia o la logopedia a distanza?”.

LE RICHIESTE

Proprio da qui partono le richieste: “Nessun servizio alla persona con disabilità, indifferibile in quanto figlio di un diritto dell’individuo, avrebbe potuto essere sospeso od interrotto se non ci fossero stati i caregiver familiari”.

Una vera prestazione professionale. In quest’ottica si chiedono alcune modifiche agli emendamenti, affinché la figura venga riconosciuta a livello nazionale. Un atto che non può prescindere dalla remunerazione economica e dal riconoscimento contributivo, come qualsiasi attività lavorativa. Inoltre, si richiede, ove possibile, un percorso di reinserimento lavorativo per il futuro del caregiver.

I CAREGIVER FUORI SEDE

La partecipazione non è stata solo di persona. Centinaia di email sono arrivate ai capigruppo di Camera e Senato a sostegno della campagna «anche io caregiver familiare fuori sede voglio manifestare». Si sono mosse quelle persone troppo lontane da Roma, o che,, proprio per la loro condizione di caregiver, non avevano la possibilità di allontanarsi dal proprio assistito.

LE DIFFICOLTA’

Alla vigilia della manifestazione è anche arrivata la notizie dell’ennesimo caso di cronaca riguardante la solitudine dei caregiver. In provincia di Varese, un uomo di 74 anni si è tolto la vita insieme alla figlia disabile 31enne.  Dalle ricostruzione, sembra che l’uomo fosse malato, e troppo preoccupato per il futuro della figlia. L’ha portata nella loro casa in campagna e, dopo averla stordita con un tranquillante, ha utilizzato i gas di scarico dell’auto per mettere fine alle loro vite. Ha lasciato un biglietto di addio alla moglie, anche lei malata e allettata. Una storia di solitudine estrema, che ha portato a un gesto disperato.

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