Il virtuale è in sala operatoria

A cura di Elisa Bortolini

Sanitadadomani.com MILANO. Sino adesso lo si è visto solo nei film di fantascienza, ma è giunto il momento ed è proprio questo.
La realtà virtuale entra in sala operatoria.
E’ una delle sfide della ricerca medico-scientifica, per offrire uno strumento di supporto ai chirurghi.
Un progetto innovativo è stato presentato allo Smau di Milano, dall’azienda Immersio (di cui la foto)  che realizza esperienze immersive anche in campo medico.
Basandosi sulla tecnologia di Hololens, smatglass senza cavi, hanno realizzato un prodotto che supera uno dei principali ostacoli:
mantenere sterile il campo di lavoro.
Indossando gli occhiali interattivi, il chirurgo può accedere alle visioni in 3d dell’organo su cui sta operando anche con un comando vocale, e ruotare la visione in modalità virtuale a una o due mani, continuando a indossare i guanti che non sfiorano nessun oggetto esterno.
Il programma sfrutta gli stessi software utilizzati per la ricostruzione in 3d delle strutture anatomiche.
Sono anche un utilissimo supporto per la pianificazione operatoria, l’assimilazione di protocolli e la sperimentazione di scenari di rischio, così da aumentare la preparazione in caso di urgenze.
Per quanti hanno poco conoscenza della Realtà virtuale  (invitando gli esperti a non leggere) possiamo dire un organo del corpo viene sottoposto ad una serie di esami ‘fotografici’ i quali consentono al software di rielaborarle in 3D proiettandole (grazie agli ologramma) e presentandole virtualmente nel loro reale stato.
Il chirurgo ‘vede’ l’organo da operare da tutte le prospettive, come se fosse espiantato dal corpo, e più quindi operare il paziente intervenendo anche su tutte quelle parti da curare che, con un’unica prospettiva visiva, sfuggirebbero all’occhio umano.

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a cura della redazione
sanitadomani.com

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