LOMBARDIA, ECCO LA CURA AL COVID

Sanitadomani.com – MILANO.  Ci siamo. Mentre il Governo promette ma non mantiene e i suoi sostenitori, Pd e 5Stelle, impastano fango da lanciare contro Regione Lombardia c’è chi lavora davvero.
Sono loro, quelli che abbiamo imparato a conoscere all’inizio dell’esplosione della bomba nucleare Covid-19: il Presidente Attilio Fontana e l’assessore al Welfare Giulio Gallera assieme a tutta la giunta regionale, scienziati, tecnici, ricercatori e tutto il personale del mondo sanitario.
Questa gente, offesa e accusata delle peggiori fantasiose infamie, non hanno arretrato di un passo.
Hanno proseguito nel loro lavoro per garantire assistenza sanitaria ai cittadini e salvare il maggior numero possibile di vite umane.
Ma non hanno fatto solo questo.
Tra un aggressivo titolo di giornale un attacco politico, ora del Pd ora dei 5Stelle, hanno sostenuto i loro migliori centri di ricerca affinchè da uno di questi saltasse fuori la soluzione migliore per potersi difendere dal micidiale Covid-19 che ha stravolta la vita di tutti noi. L’esperimento è riuscito.
E’ stato portato avanti da valenti studiosi, scienziati, ricercatori e bravissimi medici con tanto di nomi e di volti.
Ma il successo politico della risposta sanitaria al Covid-19 porta la firma di Attilio Fontana, di Giulio Gallera e di tutti i lombardi che neanche per un attimo hanno smesso di credere in loro.
Oggi l’annuncio ufficiale che una sperimentazione è stata definitiva e si ha la terapia per ridurre dal 16 al 6 per cento il tasso di mortalità in pazienti bravemente affetti dal Virus.

FONTANA, GALLERA E GLI ESPERTI
HANNO DATO LA BUONA NOTIZIA

Alla conferenza stampa convocata nell’auditorium Testori di Palazzo Lombardia Carlo Nicora, direttore generale del Policlinico San Matteo di Pavia ha illustrato il progetto di studio pilota iniziato 17 marzo e concluso l’8 maggio, intitolato ‘Plasma da donatori guariti come terapia per pazienti critici’.
Il titolo scientifico completo è “Plasma da donatori dalla malattia da nuovo Coronavirus 2019 (Covid-19) come terapia per i pazienti critici affetti da Covid-19”.
“Il plasma donato da soggetti convalescenti/guariti – è stato spiegato ai giornalisti – è stato già utilizzato per la terapia di varie malattie infettive e, anche se la dimostrazione della sua efficacia e sicurezza richiede ulteriori studi, vari ricercatori hanno segnalato un effetto positivo in termini di riduzione della carica virale, della risposta infiammatoria alle citochine e della mortalità”.

QUALI EFFETTI CON LA CURA
DEL PLASMA IPEREMMUNE?

Concretamente quanto sperimentato ha dimostrato che “la mortalità dei pazienti in terapia intensiva era tra il 13 e il 20 per cento – ha chiarito il professor Fausto Baldanti, virologo del San Matteo di Pavia – e il nostro primo obiettivo era verificare se la terapia con plasma iperimmune riducesse la perdita di vite umane.
Abbiamo sperimentato che, utilizzando la nostra tecnica, la mortalità si è ridotta al 6 per cento”.
“In altre parole – ha aggiunto Baldanti – da un decesso atteso ogni 6 pazienti, si è verificato un decesso ogni 16 pazienti. Contemporaneamente constatavamo – ha aggiunto – che i parametri erano migliorati al termine della prima settimana, così come la polmonite bilaterale, calata in maniera drastica”.
Questa strategia è stata utilizzata fin dall’inizio del secolo scorso ma ha ricevuto un crescente interesse nella terapia della MERS (Middle East Respiratory Syndrome da coronavirus), nella influenza aviaria (H1N1 e H5N1), nella SARS (Severe Acute Respiratory Syndrome) e nella infezione da Ebola.

QUALI EFFETTI CON LA CURA
DEL PLASMA IPEREMMUNE?

Il professor Raffaele Bruno, direttore di Malattie Infettive al Policlinico San Matteo di Pavia ha chiarito come è stato selezionato il campione di pazienti che sono stati coinvolti nello studio pilota.
“Questi studi – ha chiarito – si fanno su un numero di pazienti limitato.
Gli studi pilota servono a testare un’idea, per capire se si può operare in sicurezza, con determinati criteri. Il nostro era quello di verificare l’efficacia del plasma.
Confermata l’idea si può passare a studi con numeri superiori. Criteri di selezione dei pazienti era che avessero di più di 18 anni, il tampone positivo, evidenziassero distress respiratorio, cioè difficoltà di respirazione tali da necessitare supporto di ossigeno o necessità di intubazione, ci fosse una radiografia al torace positiva che mostrasse la polmonite interstiziale bilaterale e avessero caratteristiche respiratorie tali da far preoccupare il clinico sulle loro condizioni.
Sono stati arruolati 46 pazienti, l’ultimo l’8 di maggio. Abbiamo finito il follow up che prevedeva come termine la mortalità a una settimana e il non ingresso in rianimazione.
Sono stati arruolati tra Mantova e Pavia, con un paziente proveniente da fuori regione, da Novara. Sette erano intubati, tutti avevano necessità di ossigeno, non erano in età avanzata”.

ARRIVANO LE SACCHE DI PLASMA
E CON ESSE ANCHE LA SPERANZA

“Noi dobbiamo ringraziare l’Università di Pavia per il grandissimo lavoro scientifico che è stato fatto prima di cominciare in clinica – ha spiegato Raffaello Stradoni, Direttore Generale dell’Azienda Socio Sanitaria Territoriale di Mantova – devo dire che quando sono arrivate le prime sacche da Pavia per i nostri clinici è stato un cambio di passo – ha ammesso -; la cosa che mi ha colpito, io ero in Unità di crisi, è stato vedere persone prima disperate perché non riuscivano a gestire i pazienti, avere finalmente un raggio di speranza. Non conosco ancora gli esiti della sperimentazione, ma sono molto convinto che saranno positivi, proprio per questo motivo'”

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