PROTESI CAUSA 2° TUMORE AL SENO?

PROTESI CAUSA 2° TUMORE AL SENO?

IMPORTANTE PER I PAZIENTI SOTTOPORSI AI REGOLARI CONTROLLI DI FOLLOW-UP  

SANITADOMANI.COM – ITALIA. Per le donne che hanno dovuto superare un intervento di mastoplastica additiva si prospetta l’inquietante ipotesi che un altro linfoma possa insorgere proprio a causa del materiale usato per la ricostruzione del seno.
Sì, avete capito bene: proprio il materiale sanitario, utilizzato per la ricostruzione del seno di donne operate di tumore sarebbe la causa all’origine di un altro linfoma. Proprio cosi!
Un rischio alquanto remoto alla luce dei dati statistici che non confermerebbero una indiscussa correlazione tra il linfoma anaplastico a grandi cellule che è stato diagnosticato a donne che hanno avute impiantate protesi a superficie testurizzata.
La Francia, che ha lanciato l’allarme per prima, ha ritirato dal mercato 13 tipi di protesi a superficie testurizzate (ossia rugose e non lisce) prodotte da altrettante case farmaceutiche.
In Italia si guardano le statistiche e viene mobilitato il mondo scientifico per comprendere sino a che punto vi sia un nesso tra questa tipologia di protesi e l’insorgere del linfoma.
Se così fosse, tutte le donne con in seno le protesi sotto accusa avrebbero dovuto, o dovrebbero,  sottoporsi ad intervento chirurgico per la sostituzione del prodotto a base del silicone incriminato.
Ma non è affatto così. Sono stati allertati i centri sanitari di controllo e le donne sensibilizzate nel proseguire gli esami periodici.
Il Ministero della Sanità italiano, mentre dalle Regioni non giungono notizie, ha compiuto due azioni precise e concrete.

LOTTA CONTRO IL RISCHIO
DI  UN 2° TUMORE AL SENO

Già il 25 marzo scorso il Ministero della Salute ha dato il via al registro sperimentale nazionale delle protesi mammarie. La finalità di tale registro e di tutte le connesse attività legate alla ricerca scientifica è quello, appunto, di monitorare soprattutto il possibile rapporto tra le protesi mammarie a superficie testurizzata e il linfoma anaplastico a grandi cellule: la rara forma di neoplasia a prognosi favorevole se diagnosticato precocemente e che può colpire donne che hanno affrontato un intervento di mastoplastica additiva.
L’iniziativa è partita quasi contestualmente alla decisione delle autorità francesi di ritirare dal mercato quella tipologia di protesi. I dati sull’incidenza di questo tipo di tumore, però, riferiscono di 41 casi negli ultimi 8 anni su 411mila protesi impiantate in Italia.

NEL MONDO 800 CASI SU 10-35
MILIONI DI PAZIENTI IMPIANTATI

A seguito delle attività di sensibilizzazione promosse sull’argomento dalla Direzione generale dei dispositivi medici, con il supporto e la collaborazione delle società scientifiche nazionali, però, si è rilevato un progressivo aumento del numero di casi diagnosticati, passando da 1 caso nel 2010 a 8 casi nel 2015.
E’ quindi importante per i pazienti sottoporsi ai regolari controlli di follow-up indicati dal proprio medico curante e prescritti con cadenza variabile in base alla propria condizione clinica;
per i medici invece il Ministero della Salute raccomanda di approfondire le indagini diagnostiche nel caso in cui il paziente sviluppi sintomi particolari come la comparsa di una massa adiacente all’impianto o una importante contrattura capsulare.
Indagini citologiche sul siero e/o istologiche ed immunoistochimiche sul tessuto capsulare consentiranno di porre una corretta diagnosi.

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