Iena Politi, quarantena di 28 giorni

Iena Politi, quarantena di 28 giorni

Sanitadomani.com – MILANO. Il caso dei cosiddetti ‘asintomatici’ potenzialmente infettivi l’ha sollevato un video pubblicato dal giornalista Alessandro Politi, 32 anni, inviato del programma televisivo Le Iene, ripreso da molte testate nazionali e dalle tv.
E grazie al suo responsabile outing il Codacons (coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori) ha presentato un’istanza al ministero della Salute e al Commissario straordinario per l’emergenza Coronavirus, Domenico Arcuri, per chiedere la necessità di revisione del periodo inerente la misura della quarantena delle persone sospettate di aver contratto il virus.
Una richiesta suffragata anche da eminenti scienziati tra cui Massimo Galli direttore del dipartimento di scienze biomediche e cliniche dell’ospedale Sacco di Milano. Sulla base di questi autorevoli suggerimenti l’assessore al Welfare di Regione Lombardia Giulio Gallera ha annunciato nei giorni scorsi, durante la quotidiana conferenza stampa della Regione, che per la Lombardia sta uscendo “una linea guida che prevede la quarantena fino al 3 maggio.
L’idea poi è di fissarla a 28 giorni in via definitiva” in attesa di una decisione in merito da parte del governo centrale.
Ma ricapitoliamo la vicenda della Iena Politi.
Risultato positivo al tampone il 7 marzo scorso seppur con sintomi lievi (febbre abbastanza alta, mal di gola, un po’ di tosse spariti tutti però nell’arco di tre giorni), il giornalista dopo ben 28 giorni di quarantena si è sottoposto al tampone di controllo, risultando ancora “pienamente positivo”.
La carica virale era quindi ancora presente anche dopo quasi un mese di assenza di sintomi, rendendo il giornalista ancora potenzialmente contagioso.
A questo punto Alessandro, in pieno stile Le Iene, ha pensato di rendere pubblica questa situazione personale, notando che probabilmente non riguardava solo lui: “Ho pensato che ci fossero decine di altri casi come il mio – afferma – Persone che avevano incontrato il virus magari con scarsa sintomatologia, a cui verosimilmente non era stato fatto il tampone (io l’ho ottenuto seppur con un po’ di insistenza perchè, facendo il giornalista, avrei dovuto prendere diversi voli aerei e entrando in contatto con decine di persone ogni giorno avrei rappresentato un pericolo per gli altri).
Ebbene queste persone dopo i fatidici 14 giorni di isolamento molto probabilmente si sono ritenute guarite e sono andate in giro, a fare la spesa o a lavorare, convinti di non poter essere ancora contagiosi.  Ma questo poteva anche non essere vero”.
Ma non basta.
Alessandro Politi aveva anche denunciato la mancanza di un supporto psicologico gestito dagli enti pubblici, come invece è successo in Cina: “Ho avuto veri e propri attacchi di ansia, paradossalmente perché mi aspettavo da un giorno all’altro che i sintomi peggiorassero. Poi fortunatamente questo non è accaduto, ma non mi ha impedito di avere un gran paura, che ho placato solo con l’aiuto di amici medici.
Mi sono chiesto: chi non ha la mia stessa fortuna come poteva farcela da solo?”.
Una prima risposta è giunta oggi da Vidas, l’ente no profit che da tempo si occupa di assistere psicologicamente i malati terminali, che ha messo a disposizione di chi ha subito la morte di un congiunto per il Covid19 un servizio di supporto psicologico a distanza, “Distanti ma non soli”.
“Sono felice che sia stato attivato questo aiuto – afferma Politi –  che auspico possa estendersi anche ad altre persone che hanno bisogno di non sentirsi soli in questo momento di emergenza, che rischia di risultare per molti doppiamente traumatico”.

 

Claudio Brachino dedica il suo programma al ‘Caso Politi’

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