TRAPIANTI: IL POLICLINICO DI MILANO E’ DA ESEMPIO PER IL MONDO

TRAPIANTI: IL POLICLINICO DI MILANO E’ DA ESEMPIO PER IL MONDO

SANITADOMANI.COM – MILANO.  “Non ci risulta sia mai stato fatto qualcosa di simile nel mondo – commenta il prof. Mario Nosotti – 30 ore sono un tempo record, che in altre situazioni metterebbe in pericolo la sopravvivenza dei polmoni.
Anche per questo il numero di organi a disposizione per un trapianto è molto limitato, e i pazienti muoiono in lista d’attesa aspettando un organo che non arriva”. Normalmente i polmoni possono resistere 6-8 ore in attesa di essere trapiantati.
Gli esperti del Policlinico di Milano, però, sono riusciti a portare questo tempo oltre le 30 ore: un primato a livello mondiale, ottenuto combinando le classiche tecniche di raffreddamento a procedure per ‘ricondizionare’ e preservare l’organo.
Un primato che non era fine a stesso, ma una vera e propria lotta contro il tempo per ridare una buona qualità di vita ad un giovanissimo paziente ricoverato nella speranza di essere trapiantato, a causa dell’irreversibile fibrosi cistica, nel reparto del Prof. Mario Nosotti.

LA PRIMA VOLTA CHE ACCADE
La vera particolarità di questo caso è contenuta in due fattori strettamente connessi:
il primo è che il donatore, un uomo cinquantenne, era “a cuore non battente di tipo non-controllato o inatteso”, una modalità che in Italia è ancora poco utilizzata; il secondo è che i polmoni non potevano essere trapiantati subito e questo ha costretto gli specialisti ad una corsa contro il tempo per evitare che si deteriorassero.
Il successo – spiegano inoltre dal Policlinico – è stato possibile grazie alla combinazione di tecniche per la preservazione e il ricondizionamento dell’organo, che hanno permesso di triplicare la resistenza dei polmoni fuori dal corpo del donatore nell’attesa di essere trapiantati.

EZIO BELLERI SENSIBILIZZA
 “In Europa – sottolinea Ezio Belleri, direttore generale del Policlinico di Milano – purtroppo si contano ogni anno centinaia di migliaia di arresti cardiaci, e solo il 40% delle rianimazioni cardiopolmonari riesce a salvare la persona, il che si traduce in circa 150 decessi al giorno.
Queste persone, grazie alla nostra tecnica, sono tutte nuovi potenziali donatori di organi.
Fosse anche
solo un donatore in più al giorno nel nostro Paese sarebbe un grande incremento, che permetterebbe di aumentare il numero di organi candidabili a un trapianto e di ridurre sensibilmente le liste d’attesa, salvando tante vite in più.
E’ sicuramente una speranza e uno stimolo a impegnarci con ancora più forza in questo percorso”.

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