Tumore al colon: l’intestino potrebbe aiutare a prevenirlo

Tumore al colon: l’intestino potrebbe aiutare a prevenirlo

Sanitadomani.com – MILANO:  L’interazione fra microbiota intestinale e sistema immunitario potrebbe nascondere la chiave per una diagnosi precoce del tumore al colon. Favorendo così anche delle terapie più mirate e quindi più efficaci.

Si aprono così nuove prospettive nella lotta contro il tumore al colon-retto, ancora oggi la terza causa di morte prematura per cancro. A dirlo i ricercatori dell’Unità Microbioma e Immunità antitumorale, guidata da Luigi Nezi, dell’IEO, Istituto Europeo di Oncologia.

LA RICERCA SUL TUMORE AL COLON

Lo studio coinvolgerà 240 pazienti in 5 anni, e prenderà in esame il microbioma, cioè l’ecosistema microbico intestinale. I dati disponibili suggeriscono che è nell’interazione fra questo ambiente e il sistema immunitario che si possono individuare i biomarcatori della comparsa e dello sviluppo del tumore. In questo modo, i medici possono arrivare a una diagnosi precoce e a effettuare più efficacemente la diagnosi.

“Il rischio che un tumore possa ripresentarsi dopo la chirurgia – spiega Nezi – ed eventualmente la terapia, aumenta con lo stadio al quale viene individuato. La recidiva è dovuta in parte alla capacità di adattamento del tumore ed in parte alla difficoltà del sistema immunitario di controllarne la crescita. Il sistema immunitario è a sua volta controllato dal microbiota. Studiando più a fondo cosa contiene questo microambiente e come influenza la risposta immunitaria, cerchiamo di capire perché talvolta il sistema immunitario fallisce. Così identifichiamo i pazienti a rischio maggiore di recidiva. Il nostro obiettivo è quindi caratterizzare a livello molecolare il dialogo incrociato fra il tumore e il suo microambiente. In questo modo possiamo identificare precocemente anomalie che favoriscano la comparsa del tumore e, allo stesso tempo, disegnare terapie sempre più efficaci”.

RAPPORTO FRA TUMORE DEL COLON E STRESS

C’è un altro aspetto interessante da considerare nello studio del microbiota: fattori esterni come stress, umoe e dieta lo influenzano. I ricercatori quindi ipotizzano che lo stile di vita possa agire proprio sulla composizione di questo ambiente

  “Per questo il nostro studio – continua il professore dello Ieo – integra la raccolta di campioni biologici con dati sulle abitudini alimentari e sullo stile di vita dei pazienti.  Finora abbiamo condotto due studi pilota su un totale di circa 50 pazienti. Oltre a ottimizzare le procedure sperimentali, abbiamo così  nuovi particolari sia sul microbioma associato al tessuto tumorale che sulle cellule del sistema immunitario che lo infiltrano. Ora stiano cercando di capire come le due cose siano collegate l’una all’altra e quale sia la loro correlazione con la comparsa di recidive nei pazienti che hanno aderito al nostro studio.”

I dati dei pazienti sono  arrivati grazie al contributo di esperte IEO come Sara Gandini e Patrizia Gnagnarella, della Divisione di Epidemiologia e Biostatistica, e Gabriella Pravettoni, Direttore della Psiconcologia.

GLI STADI DEL TUMORE DEL COLON

Lo stadio nel quale il tumore viene individuato è determinante per la qualità della vita dei pazienti. Ma anche a parità di stadio, le terapie mediche per gli stadi avanzati spesso danno riposte cliniche eterogenee e poco prevedibili.

“Per questo motivo abbiamo bisogno di esplorare altri aspetti legati sia alla malattia che al malato – dichiara Uberto Fumagalli Romario, Direttore della Divisione di Chirurgia dell’Apparato Digerente IEO -. Perché ci aiutino a comprendere meglio la biologia del tumore e la sua interazione con l’organismo e con il suo sistema immunitario. Questo progetto vede la collaborazione dei clinici e dei ricercatori che condividono i dati raccolti e interagiscono per interpretare i risultati; l’obiettivo è traslare quindi questi risultati nella cura dei pazienti. In questo senso si può dire che in IEO i clinici fanno ricerca ed i ricercatori partecipano alla clinica nei team multidisciplinari”.

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